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Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice
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La Regola non bollata (italiano)
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La Regola
non bollata (1221)
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e non si è mai trovato il testo della "Forma di vita
o Regola prima" per i frati, quella composta soprattutto
di frasi evangeliche e di qualche norma di vita comune essenziale
(cf. I Cel. 32), si può ritenere, con certezza, che essa sia
rifluita nella redazione intermedia, la cosiddetta "Regola
non bollata" (in quanto non sottoposta all'approvazione di
alcuna bolla pontificia), presentata al Capitolo generale del 1221.
Francesco, reduce dal viaggio in Egitto (1219-1220), per riparare
i disordini insorti durante la sua lunga assenza e per adottare le
nuove disposizioni curiali imposte da Onorio III (bolla Cum secundum
consilium del 22 settembre 1220), dovette provvedere a riformare
non poche norme di vita. Nell'occasione fu assistito dall'autorità
del cardinale Ugolino di Ostia e dalla competenza biblico-patristica
di Cesario da Spira.
E' da ritenere indubbio che la redazione del 1221 venisse operata
sostanzialmente su di un testo anteriore, il quale continuava ad includere,
come già sottolineato, la brevissima "Forma di vita"
già sottoposta all'approvazione orale di Innocenzo III nel
1210; sono in molti, infatti, a ritenere che il Prologo e il Capitolo
I della "Regola non bollata", potrebbero essere la
parte sostanziale della "Regola del 1210", fatta
scrivere, come ricorda Francesco nel Testamento: "con poche parole
e semplicemente", "composta - annota il Celano (I Cel. n.
32) - soprattutto di espressioni del Vangelo", con aggiunte "poche
altre direttive indispensabili e urgenti per una santa vita in comune".
Con i suoi 23 (o 24) capitoli, la "Regola non bollata"
è, senza dubbio, il testo più ricco di elementi per
la comprensione della primitiva organizzazione francescana; è
il documento più prezioso, perché vera storia di una
vita e regola nel suo crescere, attraverso la sperimentazione decennale
e la discussione familiare di tutta la fraternità. La Leggenda
dei tre compagni afferma che Francesco scrisse e sperimentò
più Regole, prima di comporre quella definitiva (cf. Leggenda
dei tre compagni, n. 35). Ci è rimasta solo quella del
1221, che, ridotta in forma più concisa e più giuridica
(cf. Leg. mag. Cap. IV, n. 2), finalmente fu presentata a papa
Onorio III, il quale la confermò con la bolla "Solet
annuere", del 29 novembre 1223. E' questa la "Regola
bollata" o definitiva, che consta di soli 12 capitoli.
Questa
è la prima Regola che il beato Francesco compose, e il signor
papa Innocenzo gli confermò senza bolla (titolo certamente
posteriore):
Paolo Rossi
paolorossi62@libero.it
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Prologo
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el nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo! Questa è la
vita del Vangelo di Gesù Cristo, che frate Francesco chiese al Signor
papa Innocenzo III gli fosse concessa e confermata. Ed egli la concesse
e la confermò per lui e per i suoi fratelli presenti e futuri.
Frate Francesco e chiunque sarà a capo di questa Religione, prometta
obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi successori.
E tutti gli altri frati siano tenuti ad obbedire a frate Francesco
e ai suoi successori.
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Capitolo I
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CHE I FRATI VIVANO IN OBBEDIENZA,
IN CASTITA' E SENZA NULLA DI PROPRIO
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a Regola e la vita dei frati è questa, cioè
vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire
la dottrina e l'esempio del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice:
"Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto quello che hai e dallo
ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e seguimi"
(Lc. 18,22; Mt. 19,21); e : "Se qualcuno vuol venire dietro a me,
rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt. 16,24);
e ancora: "Se qualcuno vuole venire a me e non odia il padre, la
madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle e anche la sua
vita stessa non può essere mio discepolo" (Lc. 14,26). E: "Chiunque
avrà lasciato il padre o la madre, i fratelli o le sorelle, la moglie
o i figli, le case o i campi per amore mio, riceverà il centuplo e
possederà la vita eterna" (Lc. 14,26). |

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Capitolo II
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DELL'ACCETTAZIONE E DELLE VESTI DEI FRATI |
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e qualcuno, per divina ispirazione,
volendo scegliere questa vita, verrà dai nostri frati, sia da essi
benignamente accolto.
E se sarà deciso nell'accettare la nostra vita, si guardino bene i
frati dall'intromettersi nei suoi affari temporali, ma, quanto prima
possono, lo presentino al loro ministro. II ministro poi lo riceva
con bontà e lo conforti e diligentemente gli esponga il tenore della
nostra vita. Dopo di che, il predetto, se vuole e lo può spiritualmente,
senza impedimento, venda tutte le cose sue e procuri di distribuire
tutto ai poveri. Si guardino i frati e il ministro dei frati dall'intromettersi
in alcun modo nei suoi affari, né accettino denaro, né direttamente
né per interposta persona. Se tuttavia fossero nel bisogno, possono
i frati ricevere le altre cose necessarie al corpo, ma non denaro,
come gli altri poveri, per ragione della necessità.
E quando sarà ritornato, il ministro gli conceda i panni della prova,
per un anno, e cioè due tonache senza cappuccio e il cingolo e i calzoni
e il capperone fino al cingolo. Finito l'anno e il periodo della prova,
sia ricevuto all'obbedienza. Dopo di che non potrà passare ad altra
Religione, ne andar vagando fuori dell'obbedienza, secondo la prescrizione
del signor Papa, e secondo il Vangelo, poiché nessuno che mette
mano all'aratro e guarda indietro è adatto al regno di Dio (Lc.
9,62).
Se però venisse qualcuno che non può dar via le cose sue senza impedimento,
pur desiderandolo spiritualmente, le abbandoni, e ciò è sufficiente.
Nessuno sia ricevuto contro le norme e le prescrizioni della santa
Chiesa.
Gli altri frati poi che hanno promesso obbedienza, abbiano una sola
tonaca con il cappuccio e un'altra senza cappuccio, se sarà necessario,
e il cingolo e i calzoni.
E tutti i frati portino vesti umili e sia loro concesso di rattopparle
con stoffa di sacco e di altre pezze con la benedizione di Dio, poiché
dice il Signore nel Vangelo: "Quelli che indossano abiti preziosi
e vivono in meno alle delizie e quelli che portano morbide vesti stanno
nei palazzi dei re" (Lc. 7,25; Mt. 11,8). E anche se sono tacciati
da ipocriti, tuttavia non cessino di fare il bene; né cerchino vesti
preziose in questo mondo perché possano avere una veste nel regno
dei cieli.
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Capitolo III
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DEL DIVINO UFFICIO E DEL DIGIUNO |
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ice il Signore: “Questa specie di demoni non si può
scacciare se non con la preghiera e col digiuno” (Lc. 7,25;
Mt. 11,8). E ancora: “Quando digiunate non prendete un'aria
melanconica come gli ipocriti” (cf. Mc. 9,28).
Perciò tutti i frati, sia chierici sia laici, recitino il divino
ufficio, le lodi e le orazioni come sono tenuti a fare.
I chierici recitino l’ufficio e lo dicano per i vivi e per i
defunti, secondo la consuetudine dei chierici. Per i difetti e le
negligenze dei frati dicano, ogni giorno, il Miserere mei, Deus
con il Pater noster.
Per i frati defunti dicano il De profundis con il Pater
noster.
E possano avere soltanto i libri necessari per adempiere al loro ufficio.
Anche ai laici che sanno leggere il salterio, sia concesso di averlo;
agli altri, invece, che non sanno leggere, non sia concesso di avere
alcun libro.
I laici dicano il Credo in Dio e ventiquattro Pater noster
con il Gloria al Padre per il mattutino, cinque per le lodi,
per l’ora di prima il Credo in Dio e sette Pater
noster, con il Gloria al Padre; per terza, sesta e nona,
per ciascuna di esse, sette Pater noster; per il vespro dodici,
per compieta il Credo in Dio e sette Pater noster
con il Gloria al Padre; per i defunti sette Pater noster
con il Requiem aeternam; e per le mancanze e le negligenze
dei frati tre Pater noster ogni giorno.
E similmente, tutti i frati digiunino dalla festa di Tutti i Santi
fino al Natale e dalla Epifania, quando il Signore nostro Gesù
Cristo incominciò a digiunare, fino alla Pasqua. Negli altri
tempi poi, eccetto il venerdì, non siano tenuti a digiunare
secondo questa norma di vita. E, secondo il Vangelo, sia loro lecito
mangiare di tutti i cibi che vengono loro presentati
(cf. Lc. 10,8).
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Capitolo IV
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DEI RAPPORTI TRA I MINISTRI E GLI ALTRI FRATI |
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el nome del Signore! Tutti i frati, che sono costituiti ministri
e servi degli altri frati, distribuiscano nelle province e nei luoghi
in cui saranno, i loro frati, e spesso li visitino e spiritualmente
li esortino e li confortino. E tutti gli altri miei frati benedetti
diligentemente obbediscano loro in quelle cose che riguardano la salute
dell’anima e non sono contrarie alla nostra vita. E si comportino
tra loro come dice il Signore: “Tutto quanto desiderate
che gli uomini facciano a voi, fatelo voi pure a loro”
(Mt. 7,12) e ancora: “Ciò che tu non vuoi sia fatto
a te, non farlo agli altri” (cf. Tb. 4, 16; Lc. 6,31).
E si ricordino i ministri e servi che il Signore dice: “Non
sono venuto per essere servito, ma per servire” (Mt. 20,28);
e che a loro è stata affidata la cura delle anime dei frati;
perciò se qualcuno di essi si perdesse per loro colpa e cattivo
esempio, nel giorno del giudizio dovranno rendere ragione
(cf. Mt. 12,36) davanti al Signore [nostro] Gesù Cristo.
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Capitolo V
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DELLA CORREZIONE DEI FRATI NELLE LORO MANCANZE |
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ustodite, perciò, le vostre anime e quelle dei vostri fratelli,
perché è terribile cadere nelle mani del Dio vivente
(Eb. 10,31). Se poi qualcuno dei ministri comandasse a un frate qualcosa
contro la nostra vita o contro la sua anima, il frate non sia tenuto
ad obbedirgli, poiché non è obbedienza quella in cui
si commette delitto o peccato.
Tuttavia, tutti i frati che sono sottoposti ai ministri e servi, considerino
con ponderazione e diligenza le azioni dei loro ministri e servi.
E se vedranno che qualcuno di essi vive secondo la carne e non secondo
lo spirito, quale è richiesto dalla rettitudine della nostra
vita, dopo la terza ammonizione, se non si sarà emendato, lo
notifichino al ministro e servo di tutta la Fraternità nel
Capitolo di Pentecoste, senza che nulla lo impedisca.
Se poi tra i frati, ovunque siano, ci fosse qualche frate che volesse
camminare secondo la carne e non secondo lo spirito, i frati, con
i quali si trova, lo ammoniscano, lo istruiscano e lo correggano con
umiltà e diligenza. Che se, dopo la terza ammonizione, quegli
non avrà voluto emendarsi, lo mandino oppure ne riferiscano
al ministro e servo, e il ministro e servo lo tratti come gli sembrerà
meglio secondo Iddio.
E si guardino tutti i frati, sia i ministri e servi sia gli altri,
dal turbarsi e dall’adirarsi per il peccato o il male di un
altro, perché il diavolo per la colpa di uno vuole corrompere
molti; ma spiritualmente, come meglio possono, aiutino chi ha peccato,
perché non quelli che stanno bene han bisogno del medico,
ma gli ammalati (cf. Mt. 9,12; Mc. 2,17).
Similmente, tutti i frati non abbiano in questo alcun potere o dominio,
soprattutto fra di loro. Come dice infatti il Signore nel Vangelo:
“I principi delle nazioni le signoreggiano, e i grandi esercitano
il potere su di esse (Mt. 20,25); non così sarà
tra i frati; e chi tra loro vorrà essere maggiore, sia il loro
ministro (Mt. 20, 26-27) e servo; e chi tra di essi è
maggiore, si faccia come il minore” (Lc. 22,26).
Nessun frate faccia del male o dica del male a un altro; anzi per
carità di spirito volentieri si servano e si obbediscano
vicendevolmente (cf. Gal. 5,13).
E questa è la vera e santa obbedienza del Signore nostro Gesù
Cristo.
E tutti i frati, ogni volta che si allontaneranno dai comandamenti
del Signore (cf. Sal. 118,21) e andranno vagando fuori dell’obbedienza,
come dice il profeta, sappiano che essi sono maledetti fuori dall’obbedienza,
fino a quando rimarranno consapevolmente in tale peccato.
Se invece avranno perseverato nei comandamenti del Signore, che hanno
promesso di osservare seguendo il santo Vangelo e la loro forma di
vita, sappiano che sono nella vera obbedienza, e siano benedetti dal
Signore.
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Capitolo VI
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DEL RICORSO DEI FRATI AI LORO MINISTRI
E CHE NESSUN FRATE SIA CHIAMATO PRIORE |
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frati, in qualunque luogo sono, se non possono osservare la nostra
vita, quanto prima possono, ricorrano al loro ministro e glielo manifestino.
Il ministro poi procuri di provvedere ad essi, cosi come egli stesso
vorrebbe si facesse per lui, se si trovasse in un caso simile.
E nessuno sia chiamato priore, ma tutti siano chiamati semplicemente
frati minori. E l'uno lavi i piedi all'altro (Gv. 13,14).
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Capitolo VII
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DEL MODO DI SERVIRE E DI LAVORARE |
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utti i frati, in qualunque luogo si trovino presso altri per servire
o per lavorare, non facciano né gli amministratori né
i cancellieri, né presiedano nelle case in cui prestano servizio;
né accettino alcun ufficio che generi scandalo o che porti
danno alla loro anima (cf. Mc. 8,36; Lc. 22,26); ma siano minori
e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa.
E i frati che sanno lavorare, lavorino ed esercitino quel mestiere
che già conoscono, se non sarà contrario alla salute
dell’anima e può essere esercitato onestamente.
Infatti dice il profeta: “Mangerai il frutto del tuo lavoro;
beato sei e t'andrà bene” (Sal. 127, 2); e l’Apostolo:
“Chi non vuoi lavorare, non mangi” (cf. 2Ts.
3,10); e: “Ciascuno rimanga in quel mestiere e in quella
professione cui fu chiamato”(f. 1Cor. 7,24). E per il lavoro
prestato possano ricevere tutto il necessario, eccetto il denaro.
E quando sarà necessario, vadano per l’elemosina come
gli altri poveri.
E possano avere gli arnesi e gli strumenti adatti ai loro mestieri.
Tutti i frati cerchino di applicarsi alle opere buone (GREGORIO,
Omelia, 13,1); poiché sta scritto: Fa’ sempre qualche
cosa di buono affinché il diavolo ti trovi occupato (GEROLAMO,
Epist. 125, n. 1); e ancora: L’odio è il nemico dell’anima
(ANSELMO, Epist. 49). Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi
alla preghiera o a qualche opera buona.
Si guardino i frati, ovunque saranno, negli eremi o in altri luoghi,
di non appropriarsi di alcun luogo e di non contenderlo ad alcuno.
E chiunque verrà da essi, amico o nemico, ladro o brigante,
sia ricevuto con bontà. E ovunque sono i frati e in qualunque
luogo si incontreranno, debbano rivedersi volentieri e con gioia di
spirito e onorarsi scambievolmente senza mormorazione (1Pt.
4,9).
E si guardino i frati dal mostrarsi tristi all’esterno e oscuri
in faccia come gli ipocriti (cf. Mt. 6,16), ma si mostrino
lieti nel Signore (cf. Fil. 4,4) e giocondi e garbatamente
amabili.
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Capitolo VIII
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CHE I FRATI NON RICEVANO DENARO |
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l Signore comanda nel Vangelo: “Attenzione, guardatevi
da ogni malizia e avarizia” (Lc. 12,15 e 21,34); e: “Guardatevi
dalle preoccupazioni di questo mondo e dalle cure di questa vita”.
Perciò, nessun frate, ovunque sia e dovunque vada, in nessun
modo prenda con sé o riceva da altri o permetta che sia ricevuta
pecunia o denaro, né col pretesto di acquistare vesti o libri,
né per compenso di alcun lavoro, insomma per nessuna ragione,
se non per una manifesta necessità dei frati infermi; poiché
non dobbiamo avere né attribuire alla pecunia e al denaro maggiore
utilità che ai sassi.
E il diavolo vuole accecare quelli che li desiderano e li stimano
più dei sassi. Badiamo, dunque, noi che abbiamo lasciato tutto
(cf. Mt. 19,27), di non perdere, per sì poca cosa, il regno
dei cieli.
E se troveremo in qualche luogo del denaro, non curiamocene, come
della polvere che si calpesta, poiché è vanità
delle vanità e tutto è vanità (Qo. 1,2).
E se per caso, Dio non voglia, capitasse che un frate raccogliesse
o avesse della pecunia o del denaro, eccettuato soltanto per la predetta
necessità relativa agli infermi, tutti noi frati riteniamolo
un falso frate e apostata e un ladro e un brigante, e un ricettatore
di borse, a meno che non se ne penta sinceramente.
E in nessun modo i frati accettino né permettano di accettare,
né cerchino, né facciano cercare pecunia per elemosina,
né soldi per qualche casa o luogo, né si accompagnino
con persona che vada in cerca di pecunia o di denaro per tali luoghi.
Altri servizi invece, che non sono contrari alla nostra forma di vita,
i frati li possono fare nei luoghi con la benedizione di Dio.
Tuttavia, i frati, per una evidente necessità dei lebbrosi,
possono chiedere l’elemosina per essi.
Si guardino però molto dalla pecunia. Similmente, tutti i frati
si guardino di non andare in giro per alcun turpe guadagno.
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Capitolo IX
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DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA |
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utti i frati si impegnino a seguire l’umiltà e la povertà
del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient’altro
ci è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l’apostolo,
se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare
(cf. 1Tm. 6,8).
E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate,
tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo
la strada.
E quando sarà necessario, vadano per l'elemosina.
E non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signor nostro
Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo (Gv. 11,27), onnipotente,
rese la sua faccia come pietra durissima (Is. 50,7), ne si
vergognò; e fu povero e ospite, e visse di elemosine, lui e
la beata Vergine e i suoi discepoli. E quando gli uomini facessero
loro vergogna e non volessero dare loro l’elemosina, ne ringrazino
Iddio, poiché per tali umiliazioni riceveranno grande onore
presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.
E sappiano che l’umiliazione è imputata non a coloro
che la ricevono ma a coloro che la fanno.
E l’elemosina è l’eredità e la giustizia
dovuta ai poveri; l’ha acquistata per noi il Signor nostro Gesù
Cristo. E i frati che lavorano per acquistarla avranno grande ricompensa
e la fanno guadagnare e acquistare a quelli che la donano; poiché
tutte le cose che gli uomini lasceranno nel mondo, periranno, ma della
carità e delle elemosine che hanno fatto riceveranno il premio
dal Signore.
E con fiducia l’uno manifesti all’altro la propria necessità,
perché l’altro gli trovi le cose necessarie e gliele
dia. E ciascuno ami e nutra il suo fratello, come la madre ama e nutre
il proprio figlio (cf. 1Ts. 2,7), in tutte quelle cose in cui Dio
gli darà grazia. E colui che non mangia non giudichi colui
che mangia (Rm. 14,3).
E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a
tutti i frati, ovunque si trovino, di prendere tutti i cibi che gli
uomini possono mangiare, così come il Signore dice di David,
il quale mangiò i pani dell’offerta che non era permesso
mangiare se non ai sacerdoti (Mc. 2,26; cf. Mt. 12,4). E ricordino
ciò che dice il Signore: “Badate a voi, che non vi
capiti che i vostri cuori siano aggravati dalla crapula e dall’ubriachezza
e dalle preoccupazioni di questa vita e che quel giorno piombi su
di voi all’improvviso, poiché cadrà come un laccio
su tutti coloro che abitano sulla faccia della terra" (Lc.
21,34 e 35). Similmente, ancora, in tempo di manifesta necessità
tutti i frati provvedano per le cose loro necessarie così come
il Signore darà loro la grazia, poiché la necessità
non ha legge (DECRETO DI GRAZIANO, P. II. C.q.1).
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Capitolo X
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DEI FRATI INFERMI |
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e un frate cadrà ammalato, ovunque si trovi, gli altri frati
non lo lascino senza avere prima incaricato un frate, o più
se sarà necessario, che lo servano come vorrebbero essere
serviti essi stessi (AGOSTINO, Ep. 40, IV, 4; P.L. 33, 155);
però in caso di estrema necessità, lo possono affidare
a qualche persona che debba assisterlo nella sua infermità.
E prego il frate infermo di rendere grazie di tutto al Creatore; e
che quale lo vuole il Signore, tale desideri di essere, sano o malato,
poiché tutti coloro che Dio ha preordinato alla vita eterna
(cf. At. 13,48), li educa con i richiami stimolanti dei flagelli
e delle infermità e con lo spirito di compunzione,
cosi come dice il Signore: “Io quelli che amo, li correggo
e li castigo” (Ap. 3,19).
Se invece si turberà e si adirerà contro Dio e contro
i frati, ovvero chiederà con insistenza medicine, desiderando
troppo di liberare la carne che presto dovrà morire, e che
è nemica dell’anima, questo gli viene dal maligno ed
egli è uomo carnale, e non sembra essere un frate, poiché
ama più il corpo che l’anima.
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Capitolo XI
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CHE I FRATI NON FACCIANO INGIURIA NE' DETRAZIONE,
MA SI AMINO SCAMBIEVOLMENTE |
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tutti i frati si guardino dal calunniare alcuno, e evitino le
dispute di parole (Cf. 2Tm. 2,14), anzi cerchino di conservare
il silenzio, se Dio darà loro questa grazia. 3 E non litighino
tra loro, né con gli altri, ma procurino di rispondere con
umiltà, dicendo: Sono servo inutile (cf. Lc. 17,10).
E non si adirino, perché chiunque si adira col suo fratello,
sarà condannato al giudizio; chi avrà detto al suo fratello
“raca”, sarà condannato nel Sinedrio; chi gli avrà
detto “pazzo”, sarà condannato al fuoco della Geenna
(Mt. 5,22). E si amino scambievolmente, come dice il Signore: “Questo
è il mio comandamento: che vi amiate scambievolmente come io
ho amato voi” (Gv. 15,12). E mostrino con le opere
l’amore che hanno fra di loro, come dice l’apostolo: “Non
amiamo a parola né con la lingua, ma con le opere e in verità”
(cf. Gc. 2,18; 1Gv. 3,18). E non oltraggino nessuno (Tt. 3,2), non
mormorino, non calunnino gli altri, poiché è scritto:
“i sussurroni e i detrattori sono in odio a Dio” (Rm.
1,29 e 30). E siano modesti, mostrando ogni mansuetudine verso tutti
gli uomini (cf. Tt. 3,2). Non giudichino, non condannino; e come dice
il Signore, non guardino ai più piccoli peccati degli altri,
ma pensino piuttosto ai loro nell’amarezza della loro anima
(cf. Mt. 7,3; Is. 38,15).
E si sforzino di entrare per la porta stretta (Lc. 13,24), poiché
dice il Signore: “Angusta è la porta e stretta la via
che conduce alla vita; e sono pochi quelli che la trovano” (Mt.
7,14).
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Capitolo XII
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DEGLI SGUARDI IMPURI E DELLA COMPAGNIA DELLE DONNE |
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utti i frati, ovunque siano o vadano, evitino gli sguardi impuri
e la compagnia delle donne. E nessuno si trattenga in consigli né
cammini solo per la strada né mangi alla mensa in unico piatto
con esse.
I sacerdoti parlino con loro onestamente quando amministrano la penitenza
o per qualche consiglio spirituale.
E nessuna donna in maniera assoluta sia ricevuta all’obbedienza
da alcun frate, ma una volta datole il consiglio spirituale, essa
faccia vita di penitenza dove vorrà. E tutti dobbiamo vigilare
molto su noi stessi e dobbiamo mantenere le nostre membra pure, poiché
dice il Signore: “Chiunque avrà guardato una donna per
desiderarla, ha già commesso adulterio con lei, nel suo cuore”
(Mt. 5,28). E l’apostolo: “Non sapete che le vostre membra
sono tempio dello Spirito Santo? (cf. 1Cor. 6,19), perciò,
se uno violerà il tempio di Dio, Dio distruggerà lui”
(1Cor. 3,17).
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Capitolo XIII
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DELL'EVITARE LA FORNICAZIONE |
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e un frate, per istigazione del diavolo, dovesse fornicare, sia spogliato
dell’abito, che per il turpe peccato ha perduto il diritto di
portare, e lo deponga del tutto, e sia espulso totalmente dalla nostra
Religione. E dopo faccia penitenza dei peccati (cf. 1Cor. 5,4-5).
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Capitolo XIV
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COME I FRATI DEVONO ANDARE PER IL MONDO |
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uando i frati vanno per il mondo, non portino niente per il viaggio,
né sacco, né bisaccia, né pane, né pecunia,
né bastone (cf. Lc. 9,3; 10,4-8; Mt. 10,10). E in qualunque
casa entreranno dicano prima: Pace a questa casa (cf. Lc. 10,5). E
dimorando in quella casa mangino e bevano quello che ci sarà
presso di loro (cf. Lc. 10,7). Non resistano al malvagio: ma se uno
li percuote su una guancia, gli offrano l'altra. E se uno toglie loro
il mantello, non gli impediscano di prendere anche la tunica. Diano
a chiunque chiede; e a chi toglie il loro, non lo richiedano (cf.
Mt. 5,39 e Lc. 6,29 e 30).
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Capitolo XV
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CHE I FRATI NON POSSEGGANO BESTIE,
NE' VADANO A CAVALLO
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rdino a tutti i miei frati sia chierici che laici, che vanno per
il mondo o dimorano nei luoghi, di non avere né presso di sé,
né presso altri, né in nessun altro modo, alcuna bestia.
E non sia loro lecito andare a cavallo se non vi siano costretti da
infermità o da grande necessità.
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Capitolo XVI
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DI COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI |
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ice il Signore: “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai
lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe”
(Mt. 10, 16).
Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni
e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.
II ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà
che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione
al Signore (cf. Lc. 16,2), se in queste come in altre cose avrà
proceduto senza discrezione.
I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente
in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti
o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio
(1Pt. 2,13) e confessino di essere cristiani.
L’altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore,
annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente
Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio
Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani,
poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo
non può entrare nel regno di Dio” (Gv. 3,5).
Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi
e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: “Chi
mi riconoscerà davanti agli uomini, Io lo riconoscerò
davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt. 10,32); e:
“Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il
Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando tornerà
nella gloria sua e del Padre e degli angeli” (Lc. 9,26).
E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno
abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. E per
il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili,
poiché dice il Signore: “Colui che perderà l’anima
sua per causa mia la salverà per la vita eterna” (cf.
Lc. 9,24; Mt. 25,46).
“Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli (Mt. 5,10). “Se
hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv. 15,20).
E: “Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un’altra
(cf. Mt. 10,23). “Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno
e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insidieranno
e il vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno
di voi ogni male per causa mia (cf. Mat. 5,11 e 12; Lc. 6,22 e 23);
rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è
la vostra ricompensa nei cieli (Lc. 6,23; Mt. 5,12). E io dico a voi,
miei amici: non lasciatevi spaventare da loro (cf. Lc. 12,4) e non
temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono
far niente di più (Mt. 10,28; Lc. 12,4).
Guardatevi di non turbarvi (Mt. 24,6). Con la vostra pazienza infatti
salverete le vostre anime (Lc. 21,19). E chi persevererà sino
alla fine, questi sarà salvo” (Mt. 10,22; 24,13).
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Capitolo XVII
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DEI PREDICATORI |
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essun frate predichi contro la forma e le prescrizioni della santa
Chiesa e senza il permesso del suo ministro. E il ministro si guardi
dal concederlo senza discernimento. Tutti i frati, tuttavia, predichino
con le opere. E nessun ministro o predicatore consideri sua proprietà
il ministero dei frati o l’ufficio della predicazione, ma in
qualunque ora gli fosse ordinato, lasci, senza alcuna contestazione,
il suo incarico.
Per cui scongiuro, nella carità che è Dio (cf. 1Gv.
4,8-16), tutti i miei frati occupati nella predicazione, nell’orazione,
nel lavoro, sia chierici che laici, che cerchino di umiliarci in tutte
le cose, di non gloriarsi, né godere tra sé, | né
esaltarsi dentro di sé delle buone parole e delle opere, anzi
di nessun bene che Dio dice, o fa o opera talora in loro e per mezzo
di loro, secondo quello che dice il Signore: “Non rallegratevi
però in questo, perché vi stanno soggetti gli spiriti”
(Lc. 10,20).
E siamo fermamente convinti che non appartengono a noi se non i vizi
e i peccati. E dobbiamo anzi godere quando siamo esposti a diverse
prove (Gc. 1,2), e quando sosteniamo qualsiasi angustia o afflizione
di anima o di corpo in questo mondo in vista della vita eterna. Quindi
tutti noi frati guardiamoci da ogni superbia e vana gloria; e difendiamoci
dalla sapienza di questo mondo e dalla prudenza della carne (Rm. 8,6-7).
Lo spirito della carne, infatti, vuole e si preoccupa molto di possedere
parole, ma poco di attuarle, e cerca non la religiosità e la
santità interiore dello spirito, ma vuole e desidera avere
una religiosità e una santità che appaia al di fuori
agli uomini.
E’ di questi che il Signore dice: “In verità vi
dico, hanno ricevuto la loro ricompensa” (Mt. 6,2). Lo spirito
del Signore invece vuole che la carne sia mortificata e disprezzata,
vile e abbietta, e ricerca l’umiltà e la pazienza e la
pura e semplice e vera pace dello spirito; e sempre desidera soprattutto
il divino timore e la divina sapienza e il divino amore del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo.
E restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo
che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché
procedono tutti da Lui. E lo stesso altissimo e sommo, solo vero Dio
abbia, e gli siano resi, ed Egli stesso riceva tutti gli onori e la
reverenza, tutte le lodi e tutte le benedizioni, ogni rendimento di
grazia e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed Egli
solo è buono (cf. Lc. 18,19).
E quando vediamo o sentiamo maledire o fare del male o bestemmiare
Dio, noi benediciamo e facciamo del bene e lodiamo il Signore che
è benedetto nei secoli. Amen (Rm. 1,25; 9,5).
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Capitolo XVIII
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COME I MINISTRI DEVONO RADUNARSI INSIEME |
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iascun ministro possa riunirsi con i suoi frati, ogni anno, ovunque
piaccia a loro, nella festa di san Michele arcangelo, per trattare
delle cose che riguardano Dio. Ma tutti i ministri, quelli che sono
nelle regioni d’oltremare e oltr’alpe una volta ogni tre
anni, e gli altri una volta all’anno, vengano al Capitolo generale
nella festa di Pentecoste, presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola,
a meno che dal ministro e servo di tutta la fraternità non
sia stato ordinato diversamente.
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Capitolo XIX
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CHE I FRATI VIVANO CATTOLICAMENTE |
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utti i frati siano cattolici, vivano e parlino cattolicamente. Se
qualcuno poi a parole o a fatti si allontanerà dalla fede e
dalla vita cattolica e non se ne sarà emendato, sia espulso
totalmente dalla nostra fraternità.
E riteniamo tutti i chierici e tutti i religiosi per padroni in quelle
cose che riguardano la salvezza dell’anima e che non deviano
dalla nostra religione, e veneriamone l’ordine sacro, l’ufficio
e il ministero nel Signore.
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Capitolo XX
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DELLA PENITENZA E DELLA COMUNIONE DEL CORPO
E DEL SANGUE DEL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO |
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frati miei benedetti, sia chierici che laici, confessino i loro
peccati ai sacerdoti della nostra Religione. E se non potranno, si
confessino ad altri sacerdoti prudenti e cattolici, fermamente convinti
e consapevoli che da qualsiasi sacerdote cattolico riceveranno la
penitenza e l’assoluzione, saranno senza dubbio assolti da quei
peccati, se procureranno di osservare umilmente e fedelmente la penitenza
loro imposta.
Se invece in quel momento non potranno avere un sacerdote, si confessino
a un loro fratello come dice l’apostolo Giacomo: “Confessate
l’uno all’altro i vostri peccati” (Gc. 5,16). Tuttavia,
per questo, non tralascino di ricorrere al sacerdote, poiché
solo ai sacerdoti è concessa la potestà di legare e
di sciogliere.
E così contriti e confessati ricevano il corpo e il sangue
del Signor nostro Gesù Cristo, con grande umiltà e venerazione,
ricordando le parole del Signore: “Chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue ha la vita eterna” (Gv. 6,55), e ancora:
“Fate questo in memoria di me” (Lc. 22,19).
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Capitolo XXI
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DELLA ESORTAZIONE E DELLA LODE
CHE POSSONO FARE TUTTI I FRATI
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questa o simile esortazione e lode tutti i miei frati, quando a
loro piacerà, possono annunciare ad ogni categoria di uomini,
con la benedizione di Dio:
Temete e onorate,
lodate e benedite,
ringraziate (cf. 1Ts. 5,18) e adorate
il Signore Dio onnipotente
nella Trinità e nell’Unità,
Padre e Figlio e Spirito Santo,
creatore di tutte le cose.
Fate penitenza (cf. Mt. 3,2),
fate frutti degni di penitenza (Lc. 3,8),
perché presto moriremo.
Date e vi sarà dato (Lc. 6,38),
Perdonate (cf. Lc. 6,37) e vi sarà perdonato;
E se non perdonerete agli uomini le loro offese (Mt. 6,14),
il Signore non vi perdonerà i vostri peccati (Mc. 11,26).
Confessate tutti i vostri peccati (Gc. 5,16).
Beati coloro che muoiono nella penitenza,
poiché saranno nel regno dei cieli.
Guai a quelli che non muoiono nella penitenza,
poiché saranno figli del diavolo ((1Gv. 3,10)
di cui compiono le opere (cf. Gv. 8,41),
e andranno nel fuoco eterno (Mt. 18,8; 25,41).
Guardatevi e astenetevi da ogni male
e perseverate nel bene fino alla fine.
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Capitolo XXII
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AMMONIZIONE AI FRATI |
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frati tutti, riflettiamo attentamente che il Signore dice: “Amate
i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano” (Mt.
5,44), poiché il Signore nostro Gesù Cristo, di cui
dobbiamo seguire le orme (cf. 1Pt. 2,21), chiamò amico (cf.
Mt. 26,50) il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi
crocifissori. Sono, dunque, nostri amici tutti coloro che ingiustamente
ci infliggono tribolazioni e angustie, ignominie e ingiurie, dolori
e sofferenze, martirio e morte, e li dobbiamo amare molto poiché,
a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna.
E dobbiamo avere in odio il nostro corpo con i suoi vizi e peccati,
poiché quando noi viviamo secondo la carne, il diavolo vuole
toglierci l’amore del [Signore nostro] Gesù Cristo e
la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell’inferno;
poiché noi per colpa nostra siamo ignobili, miserevoli e contrari
al bene, pronti invece e volonterosi al male, perché, come
dice il Signore nel Vangelo: “Dal cuore procedono ed escono
i cattivi pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i
furti, la cupidigia, la cattiveria, la frode, la impudicizia, l’invidia,
le false testimonianze, la bestemmia, [la superbia], la stoltezza
(Mt. 15,19 e Mac. 7,21 e 22). Tutte queste cose cattive procedono
dal di dentro del cuore dell’uomo, e sono queste cose che contaminano
l’uomo” (Mc. 7,23; Mt. 15,20).
Ora invece, da che abbiamo abbandonato il mondo, non abbiamo da fare
altro che seguire la volontà del Signore e piacere unicamente
a Lui.
Guardiamoci bene dall’essere la terra lungo la strada, o la
terra sassosa, o quella invasa dalle spine secondo quanto dice il
Signore nel Vangelo: “Il seme è la parola di Dio. Quello
che cadde lungo la strada e fu calpestato, sono coloro che ascoltano
la parola di Dio e non la comprendono; e subito viene il diavolo e
porta via quello che è stato seminato nei loro cuori, perché
non credano e siano salvati. Quello poi che cadde nei luoghi sassosi,
sono coloro che appena ascoltano la parola, subito la ricevono con
gioia; ma quando sopraggiunge una tribolazione o una persecuzione
a causa della parola, ne restano immediatamente scandalizzati: anche
questi non hanno radice in sé, sono incostanti, perché
credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono
meno. Quello che cadde tra le spine, sono coloro che ascoltano la
parola, ma le cure di questo mondo e la seduzione delle ricchezze
e gli altri affetti disordinati entrano nel loro animo e soffocano
la parola, sicché rimangono infruttuosi. Infine il seme affidato
alla terra buona, sono coloro che, ascoltando la parola con buone,
anzi ottime disposizioni, la intendono e la custodiscono e portano
frutti con la perseveranza (Mt. 13, 19-23; Mc. 4, 15-20; Lc. 8, 11-15).
E perciò noi frati, così come dice il Signore, “lasciamo
che i morti seppelliscano i loro morti” (Mt. 8,22).
E guardiamoci bene dalla malizia e dall’astuzia di Satana, il
quale vuole che l’uomo non abbia la sua mente e il cuore rivolti
a Dio; e, circuendo il cuore dell’uomo con il pretesto di una
ricompensa o di un aiuto, mira a togliere e a soffocare la parola
e i precetti del Signore dalla memoria, e vuole accecare il cuore
dell’uomo, attraverso gli affari e le preoccupazioni di questo
mondo, e abitarvi, così come dice il Signore: “Quando
lo spirito immondo è uscito da un uomo, va per luoghi aridi
e senz’acqua in cerca di riposo e non lo trova; e allora dice:
Tornerò nella mia casa da cui sono uscito. E quando vi arriva,
la trova vuota, spazzata e adorna. Allora egli se ne va e prende con
sé altri sette spiriti peggiori di lui, poi entrano e vi prendono
dimora, sicché l’ultima condizione di quell’uomo
diventa peggiore della prima” (Mt. 12,43-45; Lc. 11,24-26).
Perciò, tutti noi frati, stiamo bene in guardia, perché,
sotto pretesto di ricompensa, di opera da fare e di un aiuto, non
ci avvenga di perdere o di distogliere la nostra mente e il cuore
dal Signore.
Ma, nella santa carità, che è Dio (1Gv. 4,16), prego
tutti i frati, sia i ministri che gli altri, che, allontanato ogni
impedimento e messa da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, in
qualunque modo meglio possono, si impegnino a servire, amare, adorare
e onorare il Signore Iddio, con cuore puro e con mente pura, ciò
che egli stesso domanda sopra tutte le cose.
E sempre costruiamo in noi una casa (cf. Gv. 14,23) e una dimora permanente
a Lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito
Santo, e che dice: “Vigilate dunque e pregate in ogni tempo,
affinché possiate sfuggire tutti i mali che accadranno e stare
davanti al Figlio dell’uomo (Lc. 21,36). E quando vi mettete
a pregare, dite: Padre nostro che sei nei cieli (Mc. 11,25; Mt. 6,9).
E adoriamolo con cuore puro, poiché bisogna sempre pregare
senza stancarsi mai (Lc. 18,1); infatti il Padre cerca tali adoratori.
Dio è spirito, e bisogna che quelli che lo adorano, lo adorino
in spirito e verità” (Gv. 4,23 e 24). E a lui ricorriamo
come al pastore e al vescovo delle anime nostre (1Pt. 2,25), il quale
dice: “Io sono il buon Pastore, che pascolo le mie pecore e
do la mia vita per le mie pecore” (cf. Gv. 10, 11, 15). “Voi
siete tutti fratelli. Non vogliate chiamare nessuno padre vostro sulla
terra, perché uno solo è il vostro Padre, quello che
è nei cieli. Né fatevi chiamare maestri, perché
uno solo è il vostro maestro, che è nei cieli, [Cristo]”
(Mt. 23,8-10). «Se rimarrete in me e rimarranno in voi le mie
parole, domanderete quel che vorrete e vi sarà fatto (Gv. 15,7).
Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, ci sono io in mezzo a loro
(Mt. 18,20). Ecco, io sono con voi fino alla fine dei secoli (Mt.
28,20). Le parole che vi ho detto sono spirito e vita (Gv. 6,64).
Io sono la via, la verità e la vita” (Gv. 14,6).
Manteniamoci dunque fedeli alle parole, alla vita, alla dottrina e
al santo Vangelo di colui che si è degnato pregare per noi
il Padre suo e manifestarci il nome di lui, dicendo: “Padre,
glorifica il tuo nome” (Gv. 17,6-26) e: “Glorifica il
Figlio tuo perché il Figlio tuo glorifichi te” (Gv. 17,24).
“Padre, ho manifestato il tuo nome agli uomini, che mi hai dato;
perché le parole che tu hai dato a me, io le diedi loro; ed
essi le hanno accolte e hanno riconosciuto che io sono uscito da te
ed hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego
per il mondo, ma per quelli che mi hai dato, perché sono tuoi,
e tutto ciò che è mio è tuo. Padre santo, custodisci
nel Nome tuo coloro che mi hai dato, affinché siano una cosa
sola come noi. Questo io dico nel mondo, affinché abbiano la
gioia in se stessi. Io ho comunicato loro la tua parola, e il mondo
li ha odiati, perché non sono del mondo, come non sono del
mondo io. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li guardi
dal male. Rendili gloriosi nella verità. La tua parola è
verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io li
ho mandati nel mondo. E per loro io santifico me stesso, affinché
anche loro siano santificati nella verità. Non prego soltanto
per questi, ma anche per quelli che crederanno in me, per la loro
parola, affinché siano perfetti nell’unità, e
il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato
me. Ed io renderò noto a loro il tuo Nome, affinché
l'amore col quale tu hai amato me sia in loro ed io in loro.
Padre, quelli che mi hai dato, voglio che dove io sono siano anch'essi
con me, perché contemplino la tua gloria nel tuo regno”.
Amen.
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Capitolo XXIII
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PREGHIERA E RENDIMENTO DI GRAZIE |
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nnipotente, santissimo, altissimo e sommo Dio, Padre santo (Gv. 7,11)
e giusto, Signore Re del cielo e della terra (cf. Mt. 11,25), per
te stesso ti rendiamo grazie, perché per la tua santa volontà
e per l’unico tuo Figlio con lo Spirito Santo hai creato tutte
le cose spirituali e corporali, e noi fatti a tua immagine e somiglianza
hai posto in Paradiso (cf. Gn. 1,26 e 2,15). E noi per colpa nostra
siamo caduti.
E ti rendiamo grazie, perché come tu ci hai creato per mezzo
del tuo Figlio, così per il santo tuo amore, col quale ci hai
amato (cf. Gv. 17,26), hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero
uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima santa Maria, e, per
la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti redimere dalla
schiavitù.
E ti rendiamo grazie, perché lo stesso tuo Figlio ritornerà
nella gloria della sua maestà per destinare i reprobi, che
non fecero penitenza e non ti conobbero, al fuoco eterno, e per dire
a tutti coloro che ti conobbero e ti adorarono e ti servirono nella
penitenza: Venite, benedetti dal Padre mio (Mt. 25,34), entrate in
possesso del regno, che vi e stato preparato fin dalle origini del
mondo.
E poiché tutti noi, miseri e peccatori, non siamo degni di
nominarti, supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo
Figlio tuo diletto, nel quale ti sei compiaciuto (cf. Mt. 17,5), insieme
con lo Spirito Santo Paraclito ti renda grazie, così come a
te e a lui piace, per ogni cosa, Lui che ti basta sempre in tutto
e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.
E per il tuo amore supplichiamo umilmente la gloriosa e beatissima
Madre sempre vergine Maria, i beati Michele, Gabriele e Raffaele e
tutti i cori degli spiriti celesti: serafini, cherubini, troni, dominazioni,
principati, potestà, virtù, angeli, arcangeli; il beato
Giovanni Battista, Giovanni evangelista, Pietro, Paolo, e i beati
Patriarchi, i profeti, i santi innocenti, gli apostoli, gli evangelisti,
i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch
e tutti i santi che furono e saranno e sono, affinché, come
a te piace, per tutti questi benefici rendano grazie a Te, sommo vero
Dio, eterno e vivo, con il Figlio tuo carissimo, il Signore nostro
Gesù Cristo e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei
secoli. Amen. Alleluia (Ap. 19,3-4).
E tutti coloro che vogliono servire al Signore Iddio nella santa Chiesa
cattolica e apostolica, e tutti i seguenti ordini: sacerdoti, diaconi,
suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori, ostiari, e tutti i chierici,
e tutti i religiosi e le religiose, tutti i conversi e i fanciulli,
i poveri e i miseri, i re e i principi, i lavoratori e i contadini,
i servi e i padroni, tutte le vergini e le continenti e le maritate,
i laici, uomini e donne, tutti i bambini, gli adolescenti, i giovani
e i vecchi, i sani e gli ammalati, tutti i piccoli e i grandi e tutti
i popoli, genti, razze e lingue (cf. Ap. 7,9), tutte le nazioni e
tutti gli uomini d’ogni parte della terra, che sono e saranno,
noi tutti frati minori, servi inutili (Lc. 17,10), umilmente preghiamo
e supplichiamo perché perseveriamo nella vera fede e nella
penitenza, poiché nessuno può salvarsi in altro modo.
Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta
la mente, con tutta la capacità e la fortezza (Mc. 12,30 e
33), con tutta l’intelligenza, con tutte le forze (Lc. 10,27),
con tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più
profondi, tutti i desideri e la volontà il Signore Iddio (Mc.
12,30), il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta
l’anima e tutta la vita; che ci ha creati (cf. Tb. 13,5), redenti,
e ci salverà per sua sola misericordia; Lui che ogni bene fece
e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi.
Nient’altro dunque dobbiamo desiderare, niente altro volere,
nient’altro ci piaccia e diletti, se non il Creatore e Redentore
e Salvatore nostro, solo vero Dio, il quale è il bene pieno,
ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo è buono
(cf. Lc. 18,19), pio, mite, soave e dolce, che solo è santo,
giusto, vero, santo e retto, che solo è benigno, innocente,
puro, dal quale e per il quale e nel quale è ogni perdono (cf.
Rm. 11,36), ogni grazia, ogni gloria di tutti i penitenti e giusti,
di tutti i santi che godono insieme nei cieli.
Niente dunque ci ostacoli, niente ci separi, niente si frapponga.
E ovunque, noi tutti, in ogni luogo, in ogni ora e in ogni tempo,
ogni giorno e ininterrottamente crediamo veramente e umilmente e teniamo
nel cuore e amiamo, onoriamo, adoriamo, serviamo, lodiamo e benediciamo,
glorifichiamo ed esaltiamo, magnifichiamo e rendiamo grazie all’altissimo
e sommo eterno Dio, Trinità e Unità, Padre e Figlio
e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose e Salvatore di tutti coloro
che credono e sperano in lui, e amano lui; che è senza inizio
e senza fine, immutabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile,
ininvestigabile (cf. Rm. 11,33), benedetto, degno di lode, glorioso,
sopraesaltato (cf. Dn. 3,52), sublime, eccelso, soave, amabile, dilettevole
e tutto sopra tutte le cose desiderabile nei secoli dei secoli. Amen.
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Conclusione
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el nome del Signore! Prego tutti i frati di imparare la lettera ed
il contenuto delle cose che in questa forma di vita sono state scritte
a salvezza della nostra anima, e di richiamarle frequentemente alla
memoria. E prego Dio affinché egli stesso, che è onnipotente,
trino e uno, benedica tutti quanti insegnano, imparano, custodiscono,
ritengono a memoria e praticano queste cose, ogni volta che ricordano
e fanno quelle cose che in essa sono state scritte per la salvezza
della nostra anima. E supplico tutti, baciando loro i piedi, che le
amino molto, le custodiscano e le conservino.
E da parte di Dio onnipotente e del signor Papa, e per obbedienza
io, frate Francesco, fermamente comando e ordino che nessuno tolga
o aggiunga scritto alcuno (cf. Dt. 4,2; 12,32) a quelle cose che sono
state scritte in questa vita, e che i frati non abbiano un’altra
Regola.
Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, come era in principio
e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
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